Disinvestire dal carbone: facile a dirsi, non a farsi

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Disinvestire dal carbone: facile a dirsi, non a farsi

 

Negli ultimi mesi si sono susseguiti numerosi articoli di giornale sul disinvestimento dal carbone da parte di fondi pensione,  università e governi. Ma sta accadendo davvero? Secondo l’Ong tedesca Urgewald no: il divestment non sarebbe così semplice. Nell’ultimo rapporto pubblicato a dicembre, intitolato “Investors vs. the Paris climate agreement”, l’organizzazione fa nomi e cifre di quella che viene definita ancora “l’espansione del carbone”.

Fonti fossili, una presenza ancora ingombrante

“Sono 1.600 gli impianti a carbone che si stanno costruendo o sono in via di costruzione, sparsi in 62 Paesi“, si legge nel report. “Se verranno terminati, la capacità di produzione di carbone nel mondo aumenterà di oltre il 42%. In questo modo non si raggiungeranno gli obiettivi del trattato sul clima di Parigi, ma al contrario si andrà verso un aumento di 4°C della temperatura“. Secondo gli esperti, infatti, per rispettare i limiti imposti nella capitale francese le emissioni provenienti dagli impianti di carbone nel mondo devono essere ridotte almeno del 25% entro il 2025.

Chi investe di più sul carbone

Nonostante gli impegni, non sembra dunque così facile cancellare le tracce di carbone dai portafogli. La ricerca di Urgewald ha identificato 1.455 investitori istituzionali che ne finanziano la produzione, per un investimento totale pari a 139,6 miliardi di dollari.

Al primo posto, in termini di presenza di carbone in portafoglio, ci sono gli Stati Uniti. Seguiti da Germania, Norvegia e Regno Unito, che hanno diverse azioni di imprese che lavorano con il carbone. Giappone, Malesia, India, Cina e Corea del Sud si sono dedicati soprattutto ai loro “campioni nazionali” che si trovano tra le società di carbone. E che in molti casi costruiscono gli impianti fuori dai confini nazionali.

La black list di chi investe in nuovi impianti a carbone

Lo scorso agosto Urgewald aveva già pubblicato una black list delle 120 società che stanno attivamente puntando sul carbone e che finanziano le 1.600 nuove centrali progettate o in fase di realizzazione nel mondo.

Un database – consultabile gratuitamente online sul sito www.coalexit.org – ottenuto mettendo insieme dati pubblici raccolti dai bilanci delle società, da siti web e da documenti dei singoli investitori. Il portale sul carbone è stato realizzato con il supporto di numerose organizzazioni come Banktrack, Les Amis de la Terre, Rainforest Action Network, Development Yes Open Mines No, Asian People’s Movement on Debt and Development, oltre all’italiana Re:Common, un’associazione che lavora per informare e prevenire la corruzione e la distruzione dei territori.

Investi responsabilmente, scegli Etica Sgr

I fondi di Etica Sgr si caratterizzano per un rigoroso processo di selezione che consente di escludere dall’investimento tutta una serie di imprese appartenenti a determinati settori o che svolgono attività controverse. In particolare, sono da sempre esclusi dall’investimento i settori del petrolifero e minerario (ivi incluso il carbone).

La ragione alla base di questa scelta è che a nostro avviso sono dei modelli di sviluppo non sostenibili a causa del forte impatto sull’ambiente. Inoltre queste attività vengono svolte in stretto rapporto con Paesi considerati controversi, nei quali vi è spesso carenza di norme per il rispetto dei diritti dei lavoratori. Scopri di più.


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