Cambiamenti climatici, gli investimenti sostenibili salveranno il Pianeta

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Cambiamenti climatici, gli investimenti sostenibili salveranno il Pianeta

 

La lotta ai cambiamenti climatici ha bisogno di risorse economiche. E gli investimenti sostenibili potrebbero fornire un contributo importante. È uno dei principali risultati emersi durante il “One Planet Summit”, la conferenza organizzata dal presidente francese Emmanuel Macron, dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale. L’evento si è tenuto a Parigi in dicembre, a due anni dalla firma dell’Accordo internazionale sul clima siglato proprio nella capitale francese nel dicembre 2015.

Chi c’era al summit

All’incontro internazionale del 12 dicembre scorso c’era il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres: “Il green business è good business. Perché stanno nascendo nuove imprese, nuovi mercati, ambienti più salubri”, ha dichiarato. C’era Jim Yong Kim, il medico che presiede la Banca Mondiale, che ha promesso che non finanzierà più programmi basati sui combustibili fossili a partire dal 2019. C’era il primo ministro delle isole Figi e presidente della Cop 23 Frank Bainimarama. C’erano i primi ministri e presidenti, tra gli altri, di Messico, Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito; il re del Marocco; il boliviano Evo Morales e decine di capi di stato e di governo del continente africano. E c’erano anche Mike Bloomberg (ex sindaco di New York e fondatore del network di città per il clima C40) e Arnold Schwarzenegger (noto attore ed ex governatore della California).

La finanza contro i cambiamenti climatici

Sono numerose le iniziative annunciate nel corso della conferenza con l’obiettivo di trovare i finanziamenti per la lotta ai cambiamenti climatici. Come i dodici impegni, battezzati “Clim’acts”: un mix di risposte agli eventi meteorologici estremi, protezione delle risorse naturali, misure di sostegno alla mobilità sostenibile, iniziative per favorire metodi di produzione ecosostenibili.

Una coalizione di fondi sovrani, guidata dalla Norvegia che comprende anche Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Nuova Zelanda, si è impegnata a lavorare per rendere più “verdi” i propri portafogli. La Francia ha chiesto che almeno il 5% degli investimenti sostenibili di tali fondi sia “compatibile con gli impegni assunti attraverso l’Accordo di Parigi”.

Un sostegno è arrivato anche da alcuni filantropi: Michael Bloomberg, Bill Gates e Richard Branson. In particolare il fondatore di Microsoft ha promesso di dedicare fino a 424 milioni di euro a un programma di ricerca sull’impatto dei cambiamenti climatici sul settore agricolo.

Circa cento tra fondi d’investimento e fondi pensione, inoltre, hanno promesso che “verrà garantita trasparenza sugli impatti ecologici dei loro investimenti” e che “sarà elaborata, entro dodici mesi, una strategia collettiva di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra”. Noi di Etica Sgr abbiamo voluto muoverci in anticipo su questo fronte e abbiamo misurato l’impatto sociale, ambientale e di governance degli investimenti azionari. I risultati sono stati raccolti nel nostro primo Report di Impatto, redatto in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals o SDG) assunti nel 2015 dalle Nazioni Unite.

One Planet Summit

Ancora pochi impegni da parte della politica

Molte promesse, quindi, ma, come sottolineano le associazioni ambientaliste, pochi gli impegni concreti. “Dal One Planet summit si esce con alcune iniziative interessanti, molte cose riciclate e l’assenza di un impegno forte da parte della politica”, ha commentato Armelle Le Comte, di Oxfam France, sottolineando come manchino misure fiscali e legislative vincolanti. In altre parole, tutto si basa sulla buona volontà dei singoli attori pubblici e privati.

Nei giorni che hanno preceduto il  summit, quattro ministri francesi – Bruno Le Maire (economia), Nicolas Hulot (Transizione ecologica), Jean-Yves Le Drian (Affari esteri) e Frédérique Vidal (Ricerca) – hanno proposto l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, i cui proventi dovrebbero essere utilizzati per sostenere la lotta ai cambiamenti climatici. Ma non si tratta di una novità: da anni alcuni governi europei hanno avviato negoziati per introdurre il prelievo, attraverso una cooperazione rafforzata. Ma non è mai stata trovata un’intesa a riguardo.

 


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